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Archivio Febbraio 2016

Biassono, 3 marzo 2016

29 Febbraio 2016 Nessun commento

Ecco. Fai un mesetto relativamente tranquilla e poi finalmente arriva la settimana in cui esponi.

Contemporaneamente l’universo intero si sveglia e:

- la tua cucina diventa il retro di una friggitoria sicula, in cui si prepara il riso con l’impastatrice dei muratori e il ripieno viene schiaffato negli arancini a cazzuolate. E ti ritieni già fortunata del fatto che nella friggitrice ci sia del normalissimo olio di girasole invece della sugna ( che la roba viene più asciutta!);

- c’è la consegna dei lavori di maglia, quelli che fai dopo cena interrompendoti di norma alle ventitrè e venti con il marito che, cogitabondo, commenta: “Quando hai finito fai un maglione merinos per la figlia a collo alto, perché altrimenti le viene il mal di gola.”;

- tu stessa hai follemente chiesto a tua cognata di confezionarti un abito rosso Alfa Romeo con l’annessa giacca panna per l’inaugurazione, ben sapendo che comunque dovrai per lo meno cavarti fuori il cartamodello e aiutarla ad imbastire in un delirio di filo, velina e fodera;

- ci sono altre due letture del libro in cui hai un po’ lavorato anche tu, e in una di queste porterai anche i dipinti annessi, per cui hai tre scalette da imparare in una sola settimana, e il bello è che per dopo c’è il nulla cosmico in programma;

- farai una puntatina anche a Bologna da Arancioeblu, a patto che tu riesca a salire su quel dannato treno.

Ci vediamo al primo degli appuntamenti? Prima di Bologna, prima di Vergiate, io e i miei dipinti saremo a Biassono. Avrò i dipinti, in una breve anticipazione della mia mostra “Con gli occhi di Ada”, ma non avrò il completo, quello è per Vergiate. Tra una settimana sarà tutto più chiaro, lo prometto.

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Amianto peripatetico

17 Febbraio 2016 Nessun commento

La scuola peripatetica di filosofia fu fondata nientepopodimeno che da Aristotele. Pare che inizialmente il nome derivasse dai portici sotto i quali i sapienti si riunivano, ma quando questa scuola entrò nella leggenda, Aristotele e compagnia bella cominciarono ad essere chiamati peripatetici, indicando con l’aggettivo coloro che insegnano camminando in giro. Lasciamo perdere l’accezione moderna al femminile del termine, che è più una cosa da goliardi.

Non posso fare a meno di pensare ai filosofi peripatetici quando, durante le mie passeggiate, mi guardo attorno e vedo stormi di persone di entrambi i sessi che camminano diffusamente per boschi, campi e stradine secondarie. Magari, ad avvicinarti, scopri che in realtà stanno parlando della ricetta della trippa, ma visti da lontano non possono che evocare conversazioni sulle grandi domande del nostro tempo.

Giusto per inquadrare meglio la situazione: noi, avanzi della maratona tra frazioni, stiamo camminando per salute. Ci sono io che ho da sempre un apparato circolatorio problematico e mi sembra di essere la versione di mezza età e senza musica della bambina di “Scarpette rosse”: condannata al movimento come certi giochini da scrivania basati sulla fisica classica. Poi c’è un anziano parente che sta messo anche peggio e, che lui si stia arrabattando a piedi, come me, o pedali freneticamente su una vecchia graziella, puntualmente ci incontriamo a metà strada per la frazione di Cuirone. C’è una coppia di pensionati che ogni volta si complimenta per il cane. C’è un gruppo di signore molto in forma in perfetta divisa da jogging che, in genere, mi doppia all’altezza dell’unica fontana del percorso. Questo per le strade secondarie.

Quando mi aggiro per boschi il campionario annovera padre e figlio in mountain bike che cercano il punto in cui si fa downhill, l’amica allevatrice che ha la mia stessa mania per il crinale con i tronchi caduti, perché lì non ci va nessuno tranne me e possiamo far correre i cani, il camminatore solitario e il runner duro e puro, in mezzo ai rovi con i pantaloncini. Siamo tutti peripatetici, per la mia immaginazione balzana. Siamo tutti in cerca di un po’ di salute e innocente svago, mettendo da parte la fantasia.

Allora,che dire dell’inqualificabile avvelenatore che sui nostri cari sentieri mette questo? Se dovete in qualche modo giustificarlo, per favore non lasciate commenti su questo blog.

 

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Due appuntamenti per riflettere

13 Febbraio 2016 Nessun commento

Per chi sta cercando un nuovo modo di vedere donne, corpi, sessualità, diritti. Un suo modo, non la linea ufficiale del Vaticano o del Partito … due appuntamenti, uno torinese e uno milanese. A Torino mi dicono verrà letto un certo mio Elogio che ha avuto molto successo in tutti gli incontri in cui è stato proposto. Del resto i temi sono seri, ma non è detto che non li si possa affrontare anche spiritosamente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Domande

5 Febbraio 2016 Nessun commento

Vivere pericolosamente, ne so qualcosa. Vent’anni fa annunciai durante un pranzo di famiglia, con il piglio sicuro dell’incendiaria, che, chiunque avessi sposato, per nessuna ragione mi sarei sposata in chiesa. Mia madre non si vedeva davanti a un altare dai tempi della mia cresima, mio padre in quell’occasione non era nemmeno entrato dal portone: sentii di non meritarmi il silenzio post atomico che seguì la mia dichiarazione.

C’era da aspettarselo, del resto: anche da giovane non ho mai subito il fascino dell’unico ruolo che secondo la chiesa avrei dovuto avere, ovvero quello dell’angelo del focolare. Intendiamoci, ai tempi della mia sparata ero in grado di accendere il fuoco dei moderni fornelli, nella pancia delle arcaiche stufe economiche, nel posto giusto dei camini aperti o con inserto e sapevo approntare un falò, tipo quelli che precedono le grigliate. Però l’angelo del focolare, stile capostipite femmina della famiglia mulino bianco, proprio non avevo intenzione di farlo, causa totale mancanza di vocazione.

La decisione finale la presi durante il periodo in cui mia sorella frequentava il corso fidanzati e tornava con una serie di report a metà tra il ridicolo e lo scoraggiante. Tipo la lezione sulla sessualità e sul controllo delle nascite, dove si propalava il metodo di ogino knaus come anticoncezionale. Peccato che per rimandare la tua prima gravidanza di circa un anno (sempre che tu sia fortunata) devi essere portata per la matematica, avere un ciclo sempre regolare e ricordarti ogni mattina dell’appuntamento col termometro. Io appena sveglia ho a mala pena la cognizione di come mi chiamo. Una compagna di università aveva comprato il computer per il calcolo dei giorni fertili non ostante l’avessi avvisata, nel momento in cui mi aveva chiesto che ne pensassi: rimase incinta dopo due mesi. Tornando a quella specifica classe, la metà delle ragazze prendeva la pillola e le pie indicazioni caddero su un uditorio muto per l’imbarazzo e il desidero che la tortura terminasse.

Il momento più assurdo fu quello del consenso, in cui il parroco interrogava gli sposi separatamente: per superare lo scoglio senza traumi, opzione più sbrigativa era fingere di voler costituire una squadra di calcetto con la futura prole e di voler iniziare il processo al più presto possibile, ovviamente dopo il matrimonio, perché a quel giorno bisogna arrivarci vergini.

Ecco, questa cosa del matrimonio e del sesso esclusivamente procreativo per me è sempre stata abbastanza spinosa. I miei dubbi vertevano sulla possibile incompatibilità degli sposi, scoperta inesorabilmente dopo aver tirato in ballo il classico putiferio che è un matrimonio tradizionale tra partecipazioni, vestiti, inviti e posti da assegnare tra le varie fazioni delle famiglie di origine. E poi, veramente, il sesso esclusivamente procreativo lo praticano solo gli animali, manco quelli più evoluti e, soprattutto, anche gli ermafroditi, cosa che dovrebbe scandalizzare lo zoccolo duro. Sì, dimentico sempre che gli studi scientifici non vanno per la maggiore in questo paese.

La domanda fondamentale, di ora e di allora, è: “Ma veramente io voglio discutere con un emissario del Vaticano circa il mio apparato riproduttivo e l’indirizzo che voglio dare alla mia famiglia?”. La mia risposta è intuibile se chiarisco che mi sono sposata con rito civile dopo aver avuto una figlia. Altre che arrivano a porsela possono dare le risposte più disparate, basta che non pretendano di impormi il loro modo di vivere: sono troppo vecchia per scendere a compromessi e massacrami fingendo di adattarmi.

 

 

 

 

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