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Archivio Gennaio 2016

Due ciliegi e stella della sera

28 Gennaio 2016 Nessun commento

Sono riuscita ad arrivare ai pennelli e già ha del miracoloso! Questo è “Due ciliegi e stella della sera”, olio su tela 50×40 cm. Dedicato a una cara amica in un momento delicato, uno di quelli in cui non sai bene cosa dire a parte esternare la tua solidarietà. Le parole però non sono riuscite a mettere insieme qualcosa di coerente: dopo tutto io sono fondamentalmente un pagliaccio e in certe circostanze non è esattamente la cosa più opportuna. Ci ha pensato la pittura, a salvarmi. Come al solito.

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La mamma è sempre la Mamma

26 Gennaio 2016 Nessun commento

Ma la cosa più tremenda che gira su social è la tirata attribuita a Malgioglio contro il matrimonio gay e le adozioni, che finisce con “Un bambino deve crescere con una donna, la parola mamma è troppo importante.” Oh. Bah. Non ho resistito. Non ce l’ho fatta a trattenermi. E l’ho scritto. “Che due XXXXXi ‘sta sacralità della mamma. Serve solo a darvi un alibi quando il gioco con i figli si fa duro e voi sparite. E te lo dico da mamma.” Dopo? Il silenzio. L’ostracismo mediatico.

Che avrà voluto dire Malgioglio o chi per esso? Che se il pannolino non te lo cambia la mamma avrai delle turbe psichiche in adolescenza? Che se il biberon te lo dà il papà da grande sarai intollerante al lattosio?

Cosa mi ha infastidito? Che passa l’idea che i figli sono un affare di mamma e solo di mamma, e papà può filarsela per andare a calcetto o a trans, sparire fino alle nove di sera con l’alibi del lavoro e non cambiare una virgola della sua routine perché tanto ci sei tu, femmina, io Tarzan, tu Jane. Che detta così fa ridere.

Poi una delle mamme che conosci si confida, e ti dice che, mentre affrontava una malattia cronica piuttosto debilitante, le maestre (femmine) mettevano in croce lei e solo lei per lo scarso rendimento della figlia, perché lei è La Mamma. E il papà che fa? Taralli? Perché le eventuali carenze educative verranno imputate a furor di popolo solo a te, Mamma, sappilo e fattene una ragione.

Però c’è Malgioglio, e la maggior parte della popolazione italiana maschile, che ti idolatra in quanto Mamma. Una gran consolazione, mentre fai il cane da guardia, pulisci (sopratutto questo, un sacco di roba da pulire, dai capelli alle tutine), ninni nanni, cucini (e il primo anno mangiano meglio sulla ISS), imbocchi, sorreggi, correggi, ascolti, porti al parco, dal pediatra e ai compleanni …. una gran fatica, soprattutto per chi, come me, non è proprio portata. Ebbene sì, se ci osservassero meglio lo saprebbero: anche le femmine hanno delle diversità nelle inclinazioni ed esistiamo anche noi, le reiette. Attitudini alla cura: il minimo indispensabile.

La maternità è una scelta, una delle scelte possibili, ma alcuni te la fanno passare proprio per una condanna eterna. Oltretutto la maternità è un periodo della vita, che si affianca a tutto il resto. Sei mamma ma continui ad essere, che ne so, architetto. Sono mamma ma sono anche pittrice. Sono mamma, io, ma guarda un po’ sono anche una moglie. E tra una quindicina di anni so che mia figlia spiccherà il volo verso la sua vita, non è il caso che mi appiattisca solo sul mio essere Mamma, altrimenti diventerò uno di quegli esemplari tremendi messi alla berlina dalla commedia all’italiana. Ho troppo cose più divertenti da fare, per essere solo Mamma.

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Raccontarsi senza veli a Torino, il 23 gennaio

20 Gennaio 2016 Nessun commento

“Il gusto di farlo – Raccontarsi senza veli” è una raccolta sulle donne e il loro modo di vedere la sensualità, ma non è indirizzato solo a loro. Sono dodici storie scritte da autrici e autori totalmente diverse tra di loro, il cui punto d’unione è il corpo e il sesso visto dalla parte di lei. Confesso di averci messo lo zampino, mi riferisco al racconto cammeo a sedici mani a pag. 9, ma devo dire che ho letteralmente divorato il resto del libro in meno di un pomeriggio.

Il 23 gennaio, a Torino, avete la possibilità di andare a sentire delle letture e di incontrare un autore e alcune autrici che, ricordiamolo, quest’anno hanno vinto il concorso “Il colore delle donne – Edizione rossa” e hanno pubblicato i loro testi. Per le questioni pratiche vi rimando alla locandina in fondo al post. Se vi piacciono le belle storie esposte bene, grazie ai Lettori d’Assalto, non perdetevelo!

Il 23 ci saranno:

 

Andrea Bruna – Sfidarsi

“Ma potrebbe aver detto anche blubliblubla… In realtà non è che chiacchierassimo molto. Anzi dei giorni a seguire non ricordo parole. Ricordo il caldo. Il mare. La sabbia. Tutte cose che si infilavano nel costume a suggerirmi di toglierlo.

 

Angela Donna – Letto di foglie

“E ogni giorno Rosetta sempre di più si affeziona a quell’uomo. E intanto si scopre diversa. Attenta a un riguardo per sé che non sapeva di avere.”

 

Daniela Frezet – Malacreanza

“Rosa qui ha cambiato nome, è diventata la versione breve di Malerba. Mala. Dopo l’amore, si alza cercando le sigarette, lasciandosi guardare.”

 

Saida El gtay – Trasparenze

“Toc toc? Eccomi, sono il lupo. Non avevo mai conosciuto un lupo che è vittima di sé stesso. C’è una prima volta per tutto, anche per chi si crea la sua scatola di contraddizioni e fa indigestione di cappuccetti rossi.”

In ordine alfabetico, tutte le autrici e l’autore:

A. Bruna, Cielo, C. Di Pietro, A. Donna, D. Frezet, G. Grimaldi, S. El gtay, G. Pagani, M. Paoloni, D. testa, M. Vilbi

 

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Tutti sul tatami

16 Gennaio 2016 Nessun commento

Se non mi piacesse il judo non avrei iscritto nostra figlia settenne a un corso dedicato ai più piccoli, naturalmente. C’è stata qualche iniziale perplessità da parte dell’ambiente in cui siamo immersi, indice della deprimente direzione in cui sta andando l’immaginario collettivo sui ruoli delle femmine, purtroppo. Un’amica, pensando alla corporatura e all’indole della piccola, si è dimostrata preoccupata per la sua delicatezza. Ma è judo, mica sumo. Alcuni compagni di scuola l’hanno debitamente informata dell’importante fatto che le femmine non fanno arti marziali, al massimo fanno danza classica. Per poi fare il provino da veline e rinnegare gli anni passati a perfezionarsi faticosamente tra plié e arabesque …. Tristezza. Sottolineo la parola “faticosamente” perché la danza classica non serve come autodifesa, ma comporta allenamento, passione, disciplina e serietà. Ho consigliato a nostra figlia di presentare ai “piccoli machi crescono” la sua istruttrice di judo, cintura nera e innegabilmente femmina. Queste le premesse.

Alle prime lezioni ti dicono che se tua figlia fa judo fai judo anche tu, e tu pensi che sia una metafora. Ma poi … poi arriva la lezione “genitori sul tatami” e capisci che le metafore nel judo non esistono. Ti presenti là con la tua tuta “meno peggio”, cioè non quella che hai usato per imbiancare la scuola: l’altra, quella che ha solo cinque-sei macchioline di candeggina sparse sulla gamba sinistra del pantalone perché l’hai usata per pulire il bagno. Sei abbastanza allenata per fare la ginnastica preparatoria (taiso); dopo tutto sono tre anni che passi almeno un’ora al giorno a zonzo tra i boschi col cane lupo – Scendo il cane che lo piscio, torno subito eh?- : una volta finito di correre in giro per la palestra il tuo fiatone è al di sotto della media generale. Poi si arriva al fatidico momento delle capriole. Che bello. Sono trent’anni che non le fai! In avanti tutto bene. All’indietro ti arresti sul più bello mulinando le gambe come un coleottero rovesciato. Pazienza, per fortuna non soffri di cervicale. Decidi che la prossima volta che ci sarà “genitori sul tatami” ti allenerai prima lontano da sguardi indiscreti. Arriva il gran finale: devi stendere la tua delicata figlia o lei stenderà te. Classificazione dell’esperienza: divertente ma con conseguenze. Già. Perché muscoli che uscendo a passeggiare con il cane non usi sono stati sollecitati, e te lo ricorderanno per il resto della settimana.

Il 26 gennaio ci sarà ancora “genitori sul tatami”. Il marito mi ha detto che salirà lui, ma io non ci credo, perché ha degli orari poco prevedibili e so già che mi chiamerà mezz’ora prima della lezione dicendomi che non ha finito e gli manca pochissimo, che il geometra è arrivato or ora, che è in coda fuori Varese perché sono sbarcati gli alieni su Viale Europa. Bene. Se vedete una in giro per boschi con un vecchio tappetino da palestra blu e un cane lupo al guinzaglio sono io. Devo perfezionare la capriola all’indietro.

 

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Blues delle feste

7 Gennaio 2016 Nessun commento

Che diventare adulti abbia i suoi pro e contro lo abbiamo capito più o meno tutti. Esaminare criticamente le feste sotto questa chiave di lettura non aiuta ad essere gioiosi. Questo è decisamente un eufemismo.

Da bambini Natale-S.Silvestro-Epifania è un periodo magico e felice, da grandi comporta l’entrare a far parte attiva della logistica, e, diciamolo una volta per tutte, è rilassante quanto correre alla maratona di New York. Insomma, un paio di telefonate e qualche scambio di messaggi con gli amici e ti accorgi che: 1)- Tizia è rimasta sequestrata in cucina per giorni, 2-) Caio è arrivato troppo in là con la tempistica dei regali ai bambini e tra un po’ lo chiudono dentro al Toy’s, 3) – Sempronia è a rischio lavanda gastrica a furia di ingurgitare latte, biscotti e carote per le renne (le renne sono le uniche a mangiare sano per le feste), 4)- Pinca ha presenziato ai vari pranzi prescritti con la vitalità di uno zombie causa commistione tossica di paracetamolo per l’influenza e inevitabile alcool da bicchiere di prosecco – vorrai mica brindare con l’acqua che porta sfortuna?- 5) Pallo si è dolorosamente accorto della sua prole, che, al di fuori della routine scolastica ed esaurita l’eccitazione per i regali, rimane da occupare costruttivamente, pena la disgregazione familiare.

Vogliamo dircelo, che la miniera non sembra poi così male, al confronto?

L’unica che se l’è passata bene tra gli adulti, da noi, è Isabeau, qui sdraiata sul divano, come da tradizione a non fare niente.

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