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Archivio Luglio 2015

Cambiare

31 Luglio 2015 Nessun commento

La vita è tutto un divenire. Non mi ricordo chi lo diceva, potrei essere io, come la mia bisnonna, come un filosofo serio. Sta a significare che tutto cambia, come dice anche la canzone di Mercedes Sosa.

Con questo piccolo schizzo su tela io cambio tecnica: arrivederci acrilici, che mi avete supportato in questi lunghi anni, benvenuti colori ad olio. Finalmente la mia prole è abbastanza accorta per non provare a bere olio di lino e trementina, il cane ha smesso di annusare i pigmenti posizionati sulla tavolozza, il gatto non prova a fregarmi un pennello da circa sette mesi. E’ tempo di rinnovarsi.

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Dissocial network

28 Luglio 2015 Nessun commento

Sarà quel che sarà ma devo confessare che ultimamente avrei bisogno di un bel salvagente, per navigare nelle acque dei social network. Acque salatissime, direi, per l’abnorme quantità di lacrime virtuali che noi tutti ci riversiamo dentro. Sì, perché i social sembrano essere ormai il nostro contenitore privilegiato per le emozioni. Secondo me, poi, a giudicare dal tono di tanti post, a far schiacciare “mi piace” e “condividi” alle mani sono degli impulsi provenienti direttamente dalla pancia.

E quindi sotto con i “se ti piacciono i bambini condividi”, magari accostati a foto raccapriccianti di piccoli segnati dalle violenze adulte. Oppure “segnalate questo xxxxo che sta impiccando il cagnolino così lo troviamo”. No. Il cuore mi scende, appunto, a livello del fegato e le lacrime, quelle vere, mi salgono agli occhi, ma non condivido. Piuttosto segnalo alla polizia postale.

Non sopporto più gli sfoghi generalizzati o particolarizzati. Perché quelli generalizzati ‘ndo cojo cojo in realtà sono diretti a una qualche persona particolare. E allora si potrebbe direttamente mandare un messaggio personale alla persona particolare e non fare sfracelli di gonadi altrui.

Non partecipo quasi più alle discussioni via commenti: sono equiparabili a dialoghi tra sordi che non conoscono nemmeno il linguaggio dei segni.

Non sopporto quelli che si nascondono dietro un nickname e una foto farlocca. Se non ci vogliono mettere la faccia è altamente sospetto.

Poi ho fatto una scoperta non indifferente: esistono i troll e a volte sono anche prezzolati. Gente pagata per sostenere l’insostenibile gira sui social con profili insospettabili o meno (vedi sopra).

E poi, veramente, abbiamo così tanti amici su Facebook, seguiamo così tante persone su twitter che non riusciamo più a starci dietro, a sostenere efficacemente un’iniziativa interessante, le cause che ci stanno a cuore, a supportare i personaggi che ci piacciono sul serio. E’ diventata tutta una zuppa indigesta, per lo più, dove galleggiano le mosche delle barzellette sui camerieri insieme agli scampi e al caviale del Volga. Questo lo dico a mio discapito, dato che scrivo su questo blog dal 2007 e ho la mia regolare pagina facebook: anche io sguazzo nel minestrone. Lo faccio sapendo di non essere il caviale – tutto sommato le dimensioni del mio ego sono sopportabili –  ma sperando, tuttavia, di non rappresentare nemmeno la mosca!

Che dite? Ho bisogno di vacanze senza smart phone anche io, eh? Forse avete ragione. E’ l’effetto fine-mese, ovvero dell’aggiornamento del database Mezzo Giusto: uno sforzo immane che mi lascia la testa completamente vuota per una settimana buona. Nella foto le mie ultime fatiche: fogli di appunti sui cambiamenti di gamma delle case automobilistiche insieme al nuovo biglietto da visita con il retro esplicativo. Vi piace il nuovo biglietto?

 

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Educazione ambientale

17 Luglio 2015 2 commenti

Un’amica mi ha chiesto una sostituzione all’ultimo minuto in un campus estivo chiedendomi di fare un po’ di educazione ambientale. Sono biologa, indirizzo ambientale: due cose sugli alberi e quello che si riesce a scoprire in una breve visita nel bosco posso sempre dirle. In genere i bambini si aspettano di vedere qualche animale che non siano i soliti artropodi, con preferenza per i mammiferi, e doverli disilludere è stata una di quelle cose che mi ha convinto a suo tempo a smettere con l’ educazione ambientale. Il fatto è che i vertebrati in genere non hanno nessuna voglia di avvicinare una comitiva chiassosa che sta giocando a “lupo comanda albero” e potrebbe stendere un cervo di duecento chili solo col sentore di citronella ed eucalipto degli antizanzare usati a profusione.

Per ovviare alla scarsa collaborazione della fauna mi sono organizzata con delle semplici schede su castagno, pino silvestre e farnia e mi sono armata di pastelli a cera e fogli bianchi per il frottage della corteccia. Mentre distribuisco il materiale per ricalcare le scorze uno dei più grandi mi chiede perplesso: “Ma perché hai delle scarpe da uomo?”.

Trattasi dei miei scarponi da bosco.

“Non sei per niente femminile!” Rincara la dose.

“Beh, stiamo andando nei boschi, non posso mica mettermi i tacchi, bisogna essere comodi e proteggersi i piedi, no?” Spiego io.

Lui si convince, possiamo procedere con le differenze tra le foglie di castagno e gli aghi dei pini silvestri.

Inutile pensare al perché abbia le idee confuse su ciò che una donna può indossare o meno a seconda della situazione. Ci vorrebbe un libro intero compilato da qualche sociologa/o, non un semplice post su un blog.

Però una cosa la voglio scrivere: noi persone normali secondo me siamo fortunate. Possiamo andare a prendere il giornale in tuta. Salutare la vicina dalla veranda col foulard in testa e addosso un vestito di dieci anni fa, perché stiamo sbattendo i tappeti e vola polvere. Andare a fare la spesa in maglietta, jeans e sandalo teutonico perché oggi si gioca in difesa con l’abbigliamento. Capita. Rientrare infangati fino alla cintola dalla passeggiata quotidiana col cane perché la bestiola si è incaponita con una pozzanghera. Non succede niente. Al massimo Radio Condominio chiacchiera per un po’, ma del resto vive per quello, perché negarle l’ossigeno?

Succedono le stesse cose a qualche frequentatrice di reality e lo sanno in tempo reale tre milioni di italiani. In prima pagina: Tizia sorpresa con la messinpiega  afflosciata , Caia con un’unghia incarnita per uno scarpone -da donna, da uomo?-, cola il mascara in diretta a Sempronia. Una sciagura.

Altro sfiorato incidente diplomatico mentre usiamo la pasta per modellare nel creare delle collane con il calco delle foglie: il maschietto più piccolo non vuole confezionare delle perline perché è una cosa da donne. Glie l’ho suggerito giusto perché gli altri non hanno ancora finito con il lavoro e rischierebbe di annoiarsi e aspettare: per confezionare e bucare una perlina non servono grandi abilità. Gli dico che non necessariamente sono esclusiva delle femmine, gli indiani d’America le portano, potrebbe farne qualcuna per la bambine se vuole. Non vuole. Nessun problema. Attende di fianco a me che anche gli altri terminino il lavoro.

Qualche psicologo mi ha detto che c’è un periodo in cui i bambini si identificano nei gruppi dei maschi e delle femmine, è una fase. Va bene. Davvero. Anche se io non mi ci trovo molto. Non per altro, ma perché in fondo a questa china ci sono i tacchi dodici per il tour dell’Acropoli di Atene, la demonizzazione di Samantha Cristoforetti perché ha i capelli corti e l’uniforme dell’aeronautica, e “Io Tarzan, tu Jane perciò ti mollo la cura della prole e già che ci sono anche due schiaffoni perché hai guardato lubricamente il vicino”. Io sono più per la liberazione dallo stereotipo, per cui se a una bambina piacciono le costruzioni e le macchinine deve giocarci, se un bambino vuole giocare con le pentole può pure fingere di essere Cracco, Barbieri e Cannavacciuolo a turno. Anzi, buon per lui perché lo chef è un’ottima professione. E basta.

 

 

 

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Ceriale 11 luglio

13 Luglio 2015 Nessun commento

Una bella boccata di aria di mare, sabato 11 luglio, quando l’intera famiglia si è spostata a Ceriale (Sv) per la presentazione de “Il colore delle donne” edizioni AnankeLab. “Quale colore?” il mio racconto su una mamma un po’ sopra le righe ai tempi della crisi, è contenuto nel libro, insieme ad altri nove diversissimi spaccati sulla vita muliebre. In questa occasione alla Bodega del Mar  ho avuto finalmente la possibilità di vedere in azione Chiara Francese, dei Lettori d’assalto. I Lettori d’assalto diffondono un modo nuovo di presentare un’opera: un po’ magico, inaspettato e molto attento anche ai sensi normalmente esclusi dal godimento della letteratura come udito, odorato e tatto. Che succederà mai sotto l’ombrello?

Famiglia e cane hanno apprezzato moltissimo quel poco di permanenza in spiaggia che siamo riusciti a ritagliarci. Ceriale, in controtendenza rispetto alla maggior parte dei paesi disseminati sulla costa, ha una spiaggia pubblica in cui i nostri amici a quattro zampe possono entrare e fare il bagno. Il mare è caldo e pulito, la cornice paesaggistica favolosa.

Non così favolosa la fantozziana coda che ci ha praticamente fermato in autostrada all’altezza di Varazze. Ce ne siamo liberati uscendo ma non so se effettivamente abbiamo guadagnato tempo transitando prudentemente sotto i cinquanta all’ora sulla statale. Del resto di sabato a luglio escono tutti, e fanno bene!

Ecco la Bodega del Mar, che ha voluto questo evento nella persona della scrittrice Giuliana Racca.

 Ed ecco le pubblicazioni di AnankeLab, “Il colore delle donne” in primo piano. Io ho personalmente letto “Il cinghiale Giapponese” di Anna Paola Bosi (frizzante, profondo senza essere noioso), e “La certezza del ricordo” di Carlo Flamigni (avvincente, ironico).

 

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L’inverno sul lago versione 1, 2, 3

7 Luglio 2015 2 commenti

Sorvolando sull’opportunità di ispirarsi alle foto invernali in un momento in cui persino qui cantano le cicale, ho prodotto tre versioni della stessa immagine giocando con gli acquerelli e fogli di cartoncino. Si chiamano “L’inverno sul lago”, versione 1, 2,3, dimensioni 55×35 cm, quale vi piace di più?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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