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Archivio Aprile 2015

Alla fiera degli ex

22 Aprile 2015 3 commenti

No, per carità, non sono una che porti rancore per le storie finite. Dico solo che deve passare un po’ di tempo prima che riesca ad affrontare una conversazione civile, anche brillante, con un ex. Ecco, cinque anni, per esempio, è un lasso di tempo sufficiente.

Sto attraversando un periodo in cui, più nolente che volente, inciampo in qualche ex fidanzato della non lontanissima mia gioventù. Non perché sia di primo pelo io, ma perché nel mio caso è il periodo che è stato parecchio prolungato: mi sono sposata e riprodotta tardi anche per gli attuali parametri della nostra società. Tutto ciò è vagamente inquietante per me, e dimostra la mia teoria filosofica secondo la quale panta rei, sì, ma circolarmente. Nel senso che tutto scorre ma prima o poi, come appunto diceva spesso uno di questi esemplari quando scherzava, ce se ripropone.

Sono stata veramente infelice quando si è riproposto quello più stalker con una serie di chiamate anonime su cellulare, terminate il giorno in cui ha dimenticato di selezionare la modalità “nascondi numero” sul suo telefono ed io ho risposto, quasi non l’ho riconosciuto ma mi sono ben ripresa con un crescendo di improperi vecchi di lustri e nuovi di zecca inventati per l’occasione.

Ho tirato più sospiri di sollievo quando ho ritrovato del tutto stocasticamente in farmacia il mio ex universitario, ora felicemente sposato, padre di copiosa prole e industriosamente occupato, una rarità tra noi biologi. Sollievo perché, al contrario di quello che solitamente accade a questi casuali rendez-vous, ero vestita bene e di ottimo umore: solitamente porto jeans infangati, maglietta di pile scozzese, scarponi e cane lupo al guinzaglio. Sollievo perché ci eravamo lasciati in malo modo, per quanto ci fossimo voluti bene, ed io sono facilissima al senso di colpa: vedere che entrambi ce ne siamo fatti una ragione e ci siamo rifatti una buona vita velocemente ha tacitato il mio ingombrante super-io.

Ovvio, nel momento del distacco entrambi vedevamo solo i numerosi motivi per cui assolutamente non poteva funzionare. Quando ci siamo ritrovati siamo rimasti a parlare per mezz’ora buona, mostrandoci foto di figli, consorti, cani e gatti in pieno revival delle cose che, invece, funzionavano. Tipo lo stesso interesse per la zoologia. La fissa per Star-trek. Il gusto per l’umorismo surreale.

Insomma, mi sono incamminata verso casa contenta per la bella chiacchierata, pensando che alcuni affetti con il tempo si purificano e chiedendomi ancora una volta se le amicizie uomo-donna funzionano anche quando non c’è attrazione. Qualcuno di voi è riuscito nell’impresa di voler bene a qualcuno del sesso opposto senza cadere nel vischioso tranello della relazione? Niente fratelli e sorelle, eh? Altrimenti è troppo facile. Se volete commentare in merito fatelo. Non spaventatevi se non pubblico subito i vostri interventi: li filtro una volta al giorno per mediare tra la gioia di una conversazione bilaterale e la seccatura dell’onnipresente spam.

Io al  liceo ero sempre in mezzo ai miei compagni. Vero che quando A. venne a dirmi che dovevamo parlare mi si rizzarono i capelli in testa perché dal punto di vista amoroso non lo consideravo e per di più ero impegolata con il padre di tutti gli ex, quello otto anni più grande che mi portò in dote un decennio di castelli in aria e indefessa fedeltà granitica. Cinque secondi dopo apprendevo che era cotto di una mia cara amica; dovevo semplicemente fare da postina e poi avremmo potuto continuare tranquillamente con le nostre sedute di Warhammer.

Secondo me l’amicizia esiste, senza questioni di genere. Sono grata ad A., E. e M. e a tutti i compagni del liceo, che hanno condiviso banco, inquietudini e interessi da nerd con me anche se sono una svinfera. Un abbraccio, castissimo e fraterno!

P.S. Ho la vaga impressione che presto dovrò comunque discutere di questa importante questione sociologica con il marito, che a volte precipita nelle trappole comportamentali tese dal suo DNA siculo.

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“Il colore delle donne”, tappa al Parco Ticino

16 Aprile 2015 Nessun commento

La biodiversità riguarda solo la natura? No, decisamente no! La diversità è sempre una marcia in più, anche per noi esseri umani. Vogliamo dimostrarlo all’incontro de “Il colore delle donne” edizioni Ananke-Lab al Centro Parco Ticino Ex-Dogana Austro Ungarica di Lonate Pozzolo, domenica 19 aprile alle ore 17.

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“Il Platano, mimesi”

13 Aprile 2015 Nessun commento

Ho queste aspirazioni artistiche, che mi complicano ulteriormente la vita. Perché dovrei fare le pulizie di primavera. Non le faccio. Ciondolo in giro per il soggiorno, con il quattordici tondo in mano, rimuginando su una tonalità. Siedo quasi catatonica a tre metri dal cavalletto, gli occhi socchiusi, facendomi domande stupide su un tronco d’albero dipinto. Ma “gira”? Mi chiedo nel laborioso ricordo del mio defunto maestro, che usava questa espressione per indicare che un raffigurazione dimostrava di avere corpo e suggerire la tridimensionalità.

Intanto Isabeau mi elargisce incoraggianti colpetti di muso. Agguanta il guinzaglio. Danza davanti alla porta di casa tirando i lembi del mio giaccone più sfatto, quello che uso per uscire in passeggiata con lei. Quello che… pazienza, mi è piombata addosso con le zampe incrostate di fango, ma è un colore in più, mi mancava.

Il fatto è che adesso o mai più, per aprile. Perché presto, prestissimo, mi capiterà tra capo e collo la revisione del database di Mezzo Giusto in vista di maggio: una settimana di lacrime e sangue.

E quindi sono felice di presentarvi “Il Platano, mimesi”, acrilici su tela 50×70 cm, la raffigurazione della leggenda del serpente nascosto nell’albero. La storia della cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre la conosciamo tutti. Finisce che uomo, tu lavorerai col sudore della fronte, donna, tu partorirai con dolore e tu serpente le insidierai la caviglia mentre lei ti schiaccerà sotto il tallone. Insomma un gran putiferio nei secoli dei secoli.

Il momento che ho voluto raffigurare è quello in cui il serpente cerca di nascondersi: si dice che provò a farlo in un albero di platano, causando così le macchie della corteccia tipiche di questa specie, a scaglie come il malefico animale. Ovviamente l’occultamento non riuscì, la tecnica probabilmente era allora ignota anche all’ingegneria Klingon, c’era poco da pretendere. In questo video spiego genesi dell’opera (permettetemi il gioco di parole) e tecniche usate.

Qui la mia opera è esposta su Artegante, portale artistico italiano, insieme ad altre sette tra le mie più significative.

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La giornata del genitore-imbianchino

7 Aprile 2015 Nessun commento

Ho ceduto. Mi sono commossa. Mi hanno narrato la lacrimevole storia del Patto di Stabilità per i comuni – Signora, ma no, magari i soldi ci sono… solo che non possiamo spenderli per via del patto di stabilità. E quindi ad ottobre si è appurato che sgocciolava acqua in mensa per via del tetto mal messo e a marzo è arrivata una piccola, velocissima impresa a sistemare. Ho visto genitori fornire la carta igienica alle scuole. Qui. Non in Burundi. Noi stessi abbiamo dovuto allegare una risma di carta in previsione delle future fotocopie necessarie alla nostra piccola: una risma ciascuno non fa male a nessuno e la nostra Elementare Statale risparmia qualcosa. Ci sono agguerritissime mamme che stanno lottando per far arrivare un aspirapolvere funzionante allo sgabuzzino del materiale per la pulizia. Abbiamo venduto i biglietti della lotteria a favore della scuola anche ai fornitori di materiale elettrico del marito.

E quindi? E quindi eccomi là, sabato mattina, sulla strada per la scuola della piccola, munita di rullo e pennelli, pronta per fare la mia parte e verniciare, insieme a un gruppo di genitori volenterosi, tre aule.

La difficoltà, in queste iniziative, è trovare coordinazione. Ho cercato, infatti, coordinazione praticamente dal primo momento in cui sono entrata nell’edificio. Avendone trovata pochina – ma solo perché non ho incrociato l’indaffaratissimo ideatore dell’iniziativa, col quale mi è quasi sembrato di aver iniziato una partita di pac-man: dove c’era lui non c’ero io, io mi spostavo, lui anche ma con un percorso diverso- mi sono infilata nella classe più remota, in cui ho finalmente visto facce conosciute; mi è stato messo in mano del nastro-carta e mi è stato chiesto di nastro-cartare gli zoccoletti, che forse sarebbero stati ridipinti, o forse no.

Preparando l’aula di mezzo (di Mordor?), il fascione inferiore di vernice lavabile giallo spento si leva come stessimo sbucciando una banana. Iniziamo grattando degli innocui buchi con una spatolina e finiamo con il pelare l’intera parete. Una metafora?

A metà mattinata si comincia seriamente a dipingere. Terminiamo la prima mano prima di pranzo.

Torno puntuale alle 13.30, inizio la seconda mano attorno ai caloriferi. Da destra a sinistra, dall’alto verso il basso.

14.30 panico! Arriva l’assessore al bilancio comunale per la foto. Io sono quella in basso a sinistra: ho dei pantaloni da tuta in ciniglia di un improponibile color ciclamino – mi sono stati regalati ma non li amo e si vede – imbrattati di vernice ocra e di bioccoli polverosi raccolti strisciando negli angoli più remoti, una magliettaccia macchiata in precedenza di acrilico blu, i capelli di un vulcaniano che ha messo il dito nella presa di corrente e il pennello in mano. La foto proprio non l’avevo calcolata. Adesso potrò felicemente ricordare la giornata del genitore imbianchino, insieme al resto della cittadinanza, che consta di circa 14.000 unità, con una bella foto sulla prossima edizione del periodico municipale.

Termino la giornata cercando di pulire al meglio gli zoccoletti malefici dalle sbavature e grattando le gocce sfuggite sul pavimento con una spatola. Poi torno a casa, dove mi aspettano delle pulizie veloci prima di cenare con due coppie di amici.

Ora. Dopo tutto questo. Già quando la possibilità era stata ventilata ero contraria. Ma adesso, a maggior ragione, dopo un’iniziativa come questa, dopo essere stata ritratta all’apice dell’abbruttimento, e tutto per i bambini che frequentano la scuola pubblica, che poverini un po’ non ci sono soldi e un po’ c’è il patto-di-stabilità, cosa posso pensare della proposta di accordare sgravi fiscali alle famiglie che spediscono la prole alle private?

Ai posteri l’ardua sentenza. Nel frattempo ecco come risolvono la questione scuola i cigni….

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Buona Pasqua, Buona Pace

5 Aprile 2015 Nessun commento
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