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Archivio Febbraio 2015

“Il colore delle donne” anche a Vergiate

26 Febbraio 2015 Nessun commento

Anche a Vergiate sarò alla presentazione del libro e concorso “Il colore delle donne”! Non dimenticatevi l’appuntamento di Lissone sabato 28 febbraio alle 15 in biblioteca, però!

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Carnevale 2015

23 Febbraio 2015 Nessun commento

E anche quest’anno è andata, anzi, sono andate: la festa di carnevale e La Carmen. Non è un mistero che la festa di carnevale ci piaccia, l’ho già confessato pubblicamente in svariate occasioni sorbendomi le rampogne di quelli che no, la finta allegria e i travestimenti gli fanno venire il magone e la pellagra. Insieme.

La Carmen di quest’anno, l’alter ego femminile carnevalesco del marito, era, è vero, la solita svergognata scosciata tacco dodici, ma ha introdotto una novità nel look. Incoraggiata dallo sdoganamento al festival di Sanremo della villosa Conchita Wurst, ha definitivamente gettato ogni pudore alle ortiche e si è tenuta la barba incipiente che tanto mi piace nella versione maschile. Il risultato era ancora più osceno degli anni scorsi. E non lo pubblicherò.

Comunque la prossima apparizione della divina Carmen è prevista per Halloween, insieme all’autoreggente e alle tette finte, che oggi sono rotolate in soffitta insieme al mio tomahawk – ero vestita ancora da nativa americana – e allo scettro di Elsa, quella di Frozen, della piccola.

Graditi ospiti della serata una coppia di vichinghi, un pompiere e un cane bracco, tanto per ululare meglio in compagnia il nostro tradizionale karaoke. Il cane lupo ha apprezzato moltissimo la presenza di un collega, forse un po’ meno le emissioni sonore, dato che alla fine della serata una foto testimonia il suo abbattimento, ritraendola a zerbino vicino alla femmina alfa munita di microfono. Eppure non mi sembrava che andassimo poi così male.

 

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San Valen-chi?

18 Febbraio 2015 Nessun commento

Che ci fosse qualcosa di strano lo dovevamo desumere dalla quantità di persone presenti. Eravamo usciti il tredici per schivare la massa del quattordici febbraio, San Valentino, e Joe mi aveva prospettato locali vuoti e atmosfere rarefatte. Il ristorante era sicuramente d’atmosfera: il genere falso rustico iperefficiente con candela al tavolo e luci soffuse.

A godersi il romanticume con noi una folla da stadio, su cui svettavamo, rialzati su un palco palesemente pensato per accogliere solo coppie. Il tutto mi ha suggerito subito l’idea irriverente delle galline in batteria.

Ovviamente ci siamo ugualmente divertiti: siamo una madre e un padre di famiglia, usciamo di rado e in casa non possiamo nemmeno passarci il sale senza che la figliola o il cane si intromettano. Persino di notte c’è il gatto incuneato tra il mio sterno e la schiena di Joe. Per  non divertirci quando siamo fuori da soli come minimo deve sopraggiungere l’armageddon. Però, sulla fredda via di ritorno, tra le nostre chiacchiere casuali, una domanda è emersa: perché tutti fuori casa il venerdì prima della data canonica? Per di più venerdì tredici, che dovrebbe escludere per lo meno una buona fetta di popolazione superstiziosa o impressionata dalla filmografia horror.

La soluzione l’ho trovata io la mattina del quattordici, sulla pagina di costume del giornale del giorno prima: il tredici febbraio è la festa degli amanti, delle coppie clandestine. E quindi tutti amanti sul palco-pollaio? Ci chiediamo io e il marito, davanti al caffè del sabato.

Amanti le due ragazze a ore dodici, con l’aria patibolare della conta alle calorie? No, forse amiche in uscita consolatoria.

Amanti la coppia a ore tre, impegnati in una conversazione più da ufficio che da preliminari? Forse amanti colleghi, di quelli che si fanno beccare per via degli esperimenti a due sulla fotocopiatrice dimenticati poi nel cestino del riciclo carta. Mah.

Amanti il duo a ore nove? Eh, loro forse sì. Hanno entrambi superato i quaranta, lei è scollatissima e piuttosto allegra, lui la contempla sorridendo, a suo agio in jeans e felpa da nerd. Col cappuccio, la felpa. Forse lo userà passando davanti alle telecamere del sistema di sorveglianza del locale, come gli agenti segreti dei film o i rapinatori quando entrano nelle banche. Forse.

Per concludere degnamente accompagno il post con una vecchia canzone a tema che mi piace moltissimo: Roxy Music, Love is the drug. Dedicata proprio a tutti gli amanti, ufficiali o no.

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Il colore delle donne a Lissone

12 Febbraio 2015 Nessun commento

“Il colore delle donne” è in tour e prestissimo si fermerà in biblioteca a Lissone, ci saremo anche noi autrici lombarde!

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L’inevitabile

9 Febbraio 2015 2 commenti

La mia pazienza è uguale alla classica coperta troppo corta, c’è sempre qualcosa che rimane fuori. Questa volta è toccato ai ripetuti tentativi della piccola di risparmiarsi la fatica e sparare a caso sui vocaboli del testo che le è stato assegnato dalla maestra per esercitarsi a leggere. Chiarisco: quando non ha voglia di leggere non guarda nemmeno la parola che deve decifrare e inventa spudoratamente in base al contesto. Quando va bene.

Dunque io, dopo averla mansuetamente ricondotta al vocabolo negletto di turno per tre volte, dopo averla richiamata all’attenzione altre cinque volte con minore calma, ma comunque sempre in maniera costruttiva, ho perso la pazienza e l’ho fatto, anche se so per esperienza che mi si ritorce puntualmente contro: le ho affibbiato un castigo. Il punto è che quando inizio a pensare che starei meglio ad estrarre calcopirite in miniera piuttosto che seduta in soggiorno con una figlia svogliata che dovrà arrivare al risultato, fosse anche impiegandoci tutto il fine settimana, mi si spalanca un tale abisso di disperazione che mi dimentico la prudenza, altra virtù utilissima.

E così, ecco, la tragedia si compie inevitabilmente.Le ho proibito di guardare la televisione per una settimana, e del divieto ho avvertito anche i nonni, da cui la bimba si rifugia spesso e volentieri.

Due giorni dopo la tremenda infante torna particolarmente felice da una visita ai nonni. “Sai, ” mi dice, “ho truccato la nonna!”.

Mia madre si sottopone abitualmente a questo genere di tortura quindi non mi preoccupo, non è una novità. Ma la piccola calamità continua nel racconto.

“Ho organizzato un appuntamento per i nonni. Ho truccato la nonna e lei è arrivata in ritardo!”

Ha coinvolto anche il nonno. Aiuto.

“Hanno mangiato spaghetti con le cozze e la torta.”

“Il nonno, però, non ha bevuto niente.”

“L’appuntamento è andato bene: si sono piaciuti!”

“Davvero?” Riesco a spiccicare io, basita. Il senso di colpa avanza galoppante: se io non le avessi proibito la televisione lei si sarebbe piazzata sul divano a guardare le fatine, invece di mettere in piedi tutto questo putiferio, e i nonni si sarebbero salvati. Io lo dico sempre a mia madre di rispedirmela se fa i capricci… però mi sento un verme lo stesso.

Ma il peggio doveva ancora venire: l’altro giorno la bambina ha ancora voluto andare a trovare i nonni  e mia madre, quando ha visto F. varcare la soglia di casa, mi ha chiesto con indifferenza: “Ma adesso può guardarla, la televisione?”. Io le ho balbettato un “No”, seguito da una sottospecie di piagnucolio in cui illustravo il valore della fermezza e dalla solita liberatoria: “Se fa i capricci o non ti ubbidisce chiamami che vengo a prenderla eh?”

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