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Archivio Agosto 2012

Lago di Varese

26 Agosto 2012 2 commenti

La vita scorre. Anche se Deanna sparisce e ritorna. Nel frattempo si avvicina la data di inizio dell’asilo. Vengono avanti le fiere autunnali.

Questo dipinto (acrilici su compensato 40×180 cm) è ispirato dalle mie passeggiate nei dintorni.

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Deanna di fine agosto

23 Agosto 2012 2 commenti

Fine agosto atipico.

Il sole ti pressa come un maglio se sei talmente imprudente da mettere il naso fuori di casa. Le foglie iniziano a cadere e sono già marroni e fragili, hanno saltato il passaggio nel giallo e nell’arancione.

Le galline girano con le ali a mezz’asta ansimando come mantici. Mi guardano. Probabilmente pensano che le abbia infilate in un enorme forno a tradimento. Il gallo ha perso le sue belle timoniere. Spennacchiato. Un’onta.

Ed io vivo al rallentatore. Penso al rallentatore. E, non questo, il prossimo week end ho una fiera e sono a corto di minutaglie. Cioè le cose che, con questa crisi, vanno di più.

In questo bel quadro Deanna scompare 2 giorni. Malefica felina. Io mi dispero. Corro sotto il sole cocente a frugare sotto ogni cespuglio nel parco davanti casa (ho trovato un sacchetto dell’immondizia pieno, un totale di 4 bottiglie di vino – di cui una rotta- e 2 lattine di birra ma niente gatto). Allerto i vicini. Sollevo un polverone su facebook con la foto segnaletica del soggetto mentre piango amare lacrime sulla tastiera. Tutte le mie amiche animaliste, e non, condividono. Immagino tremila cose orribili, anche che l’abbia agguantata il molosso della geniale bionda che lo molla senza guinzaglio al parco; poi ragiono sui vari resti da carnivori che ho visto in giro per boschi e concludo che almeno almeno un ciuffetto di peli da seppellire tristemente avrebbe dovuto lasciarmelo: qui si chiudono i 4 passi nel delirio e ricomincio a fare ipotesi sensate. Penso che, se è andata a star male da qualche parte e non ritorna, sparisce una delle mie migliori fonti di ispirazione e io cosa cavolo scrivo sul blog.

Poi, nel pomeriggio, come se nulla fosse successo, me la trovo in veranda. La prendo in braccio in uno slancio di sollievo. Lei si divincola seccata e prende a sberle il signor Worf.

E’ proprio tornata.

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Maternitié

16 Agosto 2012 1 commento

Sabato sera, pizzata tra amici. Le mie due congeneriche presenti stanno spupazzando il bimbo di S., 6 mesi circa. Sorrido all’infante e gli faccio il solletico sul nasino.

“Oh, ma non sarebbe ora di farne un altro?”, prorompe M. guardandomi speranzosa. Io sorrido e le mostro dove mio nonno appendeva l’ombrello.

Altro sabato sera, festa di compleanno, altre due amiche. “Ma tua figlia è così carina, perché non fate un fratellino?”

No. Proprio no. Faccio un elenco casuale del perché no, poi però tutte voi, care amiche, smettete di assillarmi.

Perché la circolazione delle mie gambe non reggerebbe (sono già alla seconda operazione chirurgica).

Perché non riesco a pensare di non dormire bene per più di un mese di seguito.

Perché la bimba era una di quelle che appena la posavi sulla sdraietta e nel box strillava frustrata, il suo ideale era quello di stare in braccio a farsi titillare tutto il giorno, ed io non riesco più anche solo a considerare l’idea di non lavarmi i capelli regolarmente, preparare la cena tra le urla e concentrare le mie attività durante le penniche dell’infante.

Perché ho visto come diventano al momento dell’adolescenza e attualmente sto già subendo abbastanza rabbia immotivata ormonale e una dose decisamente oltre il sopportabile di pretese assurde. La prospettiva è di finire col grande e entrare nel tunnel della piccola dopo pochi ipotetici anni di stato di grazia.

Perché la depressione post parto non è solo una seccatura.

Perché sono giusto appena riuscita a far sparire la ciambella classica di grasso gestazionale attorno a fianchi e pancia.

Perché mi piace il silenzio e non ho intenzione di sentirmi in colpa per questo: se lo dicesse un uomo sarebbe la normalità.

Perché odio fare sempre poliziotto cattivo (e qui C. sa di cosa parlo).

Perché adesso facciamo della vita sociale.

Ora, siccome evidentemente voi avete avuto bambini già da abbastanza tempo da dimenticarvi del parto e di tutto quello che viene dopo, perché non procedete voi stesse ad avere altri figli, se ci tenete tanto?

Seriamente, i figli sono opere d’arte e continua meraviglia, ma sono impegnativi. Non impegnativi come un devon rex o un cane lupo cecoslovacco. Impegnativi tipo la bomba H sulla tua vita e sulla tua quotidianità, specie per le madri.

Perciò….sapete dove mio nonno metteva l’ombrello?

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La favola della principessa sul pisello by lynx

8 Agosto 2012 Nessun commento

“Ehm…la favola della principessa sul pisello è così, più o meno: una regina era disperata perché non riusciva a trovare una degna consorte per il figliolo. Una sera bussò al suo castello una delegazione di un paese lontano lontano. C’era una principessa tra di loro, e chiese ospitalità per una notte. La regina preparò lei stessa la stanza della principessa e sotto al materasso sistemò un piccolo pisello secco. Uhm… la mattina dopo la regina chiese alla principessa se aveva dormito bene. La principessa rispose seccata che aveva dormito malissimo per il materasso scomodo. Poi…..

Poi la regina fece sposare la principessa a suo figlio. Perché solo una nobile, fine, educata creatura, capace di percepire un legume sotto al suo sedere con 20 cm di materasso di mezzo…. era abbastanza …. abbastanza…. abbastanza che?

No, la regina detestava suo figlio, perciò gli fece sposare quella inenarrabile ineffabile straccia pa.. pal… panni. Ecco. Questa è la favola della principessa sul pisello.”

Questa è la favola della buona notte che ho raccontato oggi a mia figlia. Credo che l’originale avesse anche una morale condivisibile, ma attualmente non mi sovviene.

Qualcosa tipo “Mai accontentarsi”? Buono per certe situazioni, pessimo per altre.

O “Ascoltare attentamente le proprie sensazioni” ? Fa tanto new age.

A me questa favola è sempre sembrata un’istigazione all’intraprendere l’appassionante carriera del frantumatore delle altrui gonadi.

Insomma, perché? Perché sposare la principessa sul pisello, che andrà seguita per il resto dei suoi giorni affinché gli ortaggi girino al largo dal suo letto, dato che non è capace di spostarseli da sé, e le danno tanto, ma tanto fastidio?

 

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vai a far del bene….

5 Agosto 2012 2 commenti

La mia bacheca è un florilegio di post su gatti da adottare, smarriti da cercare, trovati da riunire alla famiglia.

Naturalmente ogni tanto mi capita qualche tiratina d’orecchi da parte dei miei amici, che non capiscono del perché io faccia da passaparola per i pelosi. Io so cosa pensano. Qualcosa del tipo “Scommetto che è una di quelle che davanti a qualche essere umano che le chiede aiuto tira via dritto.”.

Non è vero, il fatto è che posso fare proprio poco sia per gli animali che per gli umani.

Non posso aderire alle raccolte fondi per i gattili, così pubblico gli appelli delle associazioni per la protezione degli animali per le adozioni.

C’è un altro aspetto della questione, però, che vorrei esporre. So per conoscenza diretta che un essere umano si può presentare come persona da aiutare ma in realtà nascondere la fregatura.

Non sempre le intenzioni dei miei conspecifici sono chiare, e le loro capacità di recitazione superano decisamente quelle del nostro pinscher o del signor Worf quando vogliono farmi credere che proprio non hanno pranzato, anche se ricordo benissimo di aver riempito le ciotole.

Poi ci sono proprio quelli stressanti che non capiscono come mi possa affezionare più al mio gatto piuttosto che a loro.

Il perché è presto spiegato (si fa per dire): l’unico momento in cui piangerai per il gatto è quando morirà o sparirà (purtroppo può capitare). Per il resto, lo ammetto, ti puoi incavolare come una bestia quando si confonde (anche intenzionalmente) riguardo alla cassettina, ti polverizza un vaso o si appende ai tendaggi.

Devo proprio elencare tutti i motivi per cui si può piangere amaramente nelle relazioni tra conspecifici?

Detto questo, non è proprio vero che non mi spenda per gli esseri umani. Faccio quello che posso, cercando di non sovraccaricarmi. Altrimenti chi mi aiuta? Se non fossi in grado di occuparmi di me stessa, non potrei nemmeno dare una mano…

Lo so, il discorso è lungo e complicato.

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