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Giornata milanese

Trovarsi su un binario FS diretto a Porta Garibaldi, uno dove la biglietteria è chiusa da tempo e rimane solo il cartello degli orari e un altoparlante, e sentire che il treno che dovevi prendere è stato soppresso può essere una scocciatura.
Osservo gli altri e vedo che sbuffano appena. Cinque secondi dopo ti annunciano che lo stesso treno viaggia con 15 minuti di ritardo. Dunque il treno c’è. Faccio 2 conti e concludo che, tra una cosa e un’altra, ho perso il vantaggio che avevo sul treno di Arancioeblu, che viene a Milano per il nostro ritrovo annuale.
Dopo 20 minuti sono sul treno verso Milano: trovo un posto tra 3 ragazze che smanettano col telefonino, una sta dicendo che il capolinea è Milano Centrale ed io penso che comunque vada sarà un successo. Mi immergo nella biografia romanzata di Anita Garibaldi (Ho attraversato il mare a piedi. L’amore vero di Anita Garibaldi. Loredana Frescura, Marco Tomatis – come emozionarsi con la Storia).
Stiamo entrando in stazione ma alla fine non so se sarà Centrale o Garibaldi, guardo fuori ma non si vedono cartelli esplicativi.
Scendo sul binario con l’idea di stabilire dove sono in base alla morfologia dell’atrio. Centrale. bene, cerco un treno che arrivi da B. Niente. Chiamo Arancio e ci troviamo là, sul binario 22.
Arancio ritrova un caro amico in metropolitana dopo averlo perso di vista da 6 anni, meglio di una puntata di “Carramba che sorpresa”.
Com’è passare una giornata con un’amica che non vedi da un anno? Ti si secca la gola a forza di parlare, spiegare, raccontare come vivi, che fai, che pensi. Macini chilometri a piedi per vedere tre mostre: mostra fotografica sull’Undici Settembre a Palazzo Reale, “Donna è sport” al Museo del Risorgimento (Incredibile, io che non ho mai gareggiato in niente e non tifo nemmeno una squadra di calcio!), “Da Kandinskij a Wharol” al Castello Sforzesco.
Commenti, ricordi anche altrui – Mia nonna, durante la guerra….- La mia invece…… (memorie al femminile) – pezzi di vita, pezzi di rastrelliera, pezzi di arredamento che cambiano di mano (Ti ho portato il mio gatto porta-chiavi di fil di ferro, il marito voleva buttarlo, invece è carino – Bello, ma dai….).
L’argomento fatale: cosa possiamo fare noi poveri biologi per reinventarci in questo mondo precario?
Poi via, sulla linea verde del metro, che ci scaricherà in due stazioni diverse.
Abbraccio Arancio in metropolitana e inizio il mio rientro.

Da una mia mail successiva:
“com’è amdato il tuo rientro? Io per fortuna non ho avuto sorprese. Chessò… il treno che non fa fermate fino a Domodossola…. l’invasione degli ultracorpi nelle toilette…..io che salgo sul treno sbagliato… io che parto dalla stazione sbagliata…. e così via.”

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