Archivio

Archivio Gennaio 2011

Impressioni di gennaio

30 Gennaio 2011 3 commenti

E’ un periodo un po’ così e così.

La piccola sta abbandonando il passeggino. E per fortuna, visto che è una specie di poltrona deluxe semovibile ma pesante ed io me la devo trascinare su per la collina. Ora rimane solo il seggiolone. Una specie di iceberg alla deriva in cucina (insomma, ordine di grandezza della stanza comparabile a un catino da bucato).

Il signor Worf ha deciso che rientra in casa, anche se c’è la figlia. Il che si traduce in un bel via vai: il gatto che corre da un nascondiglio all’altro mentre la bambina lo rincorre felice urlando e cercando di acchiappare la coda, manco fosse su una giostra per infanti. Alla fine Worf si arrende e vuole uscire: scivola dalla finestra mentre le urla di mia figlia si moltiplicano virando al lamentoso. Se non fosse che mi manca solo la giacca con le mostrine per essere in tutto e per tutto un portiere per felini ci sarebbe anche da ridere.

La vita sociale non è molto spumeggiante, causa nebbia, nevicate e influenze. Capisci che proprio non s’ha da fare quando non riesci a fissare una serata con una coppia di amici per due volte di seguito. Sarà il momento. Mia nonna chiamava i giorni di fine gennaio “i giorni della merla”. Con la “L”, mi raccomando: tipo la femmina del merlo. Secondo tradizione dovrebbero essere i più freddi.

Apro facebook e trovo le rampogne di un’amica (amica raggiungibile anche normalmente) contro non so quale contatto – potrei essere anche io- che ha osato fare un commento su un suo post. Senza indicare il colpevole gli si ingiunge di prodursi in una scodella di crucifere sue, poiché, chiunque egli/ella sia, non è al centro della di lei vita. Sono perplessa. La risolvo facendo una precisazione: tutto quello che posti appare sulla “home” dei tuoi contatti, che siano fidanzati, mariti, o cugini dell’amica che hai tirato dentro perché erano nuovi del social network. Se non vuoi che si facciano commenti sulle tue vicende l’unica è non produrre post sulle stesse.

Il ragionamento capita a fagiolo: ho un po’ di contatti che si sono innamorati e forse non hanno previsto la portata delle loro esternazioni su facebook. L’effetto è stato simile al rovesciamento di una botte di miele direttamente sul web. Vabbè, aria nuova, primaverile. Ma non so se a loro va bene che, oltre che la diretta interessata, anche l’ultimo e il più antipatico dei colleghi di lavoro, piuttosto che il capo o, peggio, il nonno informatizzato ed informato, sappiano che pensi sempre a Gertrude e vorresti testè metterle la lingua in bocca. O che Giampiero è al centro della tua vita e stai smaniando per un bollente incontro. Giusto per fare un esempio. Ma potrebbe essere anche peggio.

La scrittura è più affilata di una spada, diceva in soldoni un vecchio detto. Ma potrebbe essere anche la katana di uno che fa harakiri.

Vale anche per me, nessuno escluso.

Pensare nella nebbia

23 Gennaio 2011 3 commenti

Titolo: La strada di casa 2. Ma casa è ancora, per fortuna, lontanissima e la pittrice è solo (e sola)  dietro alla curva. Ci ho messo ore ad evocare ogni singolo particolare di questo dipinto. Perché io conosco la nebbia, il silenzio e i sassi sotto agli scarponi. So che gli alberi stanno aspettando la nuova stagione. Ma non lo vedo da tanto tempo.

la strada di casa 2 leggera

E’ già malinconico di suo, quindi basta commenti.

Per chi vuole vedere tutto di Lynx pittrice ecco la pagina facebook (il social network è un po’ più generoso sia per il peso delle foto che per gli spazi concessi):

Lynx pittrice

Categorie:Argomenti vari Tag: ,

I gusti sono gusti 1.1

16 Gennaio 2011 4 commenti

La trilogia del penultimo post si è rivelata una quadrilogia. Sorpresa! La saga non finiva col terzo libro, ma autore ed editore assicurano che il quarto sarà definitivo. Lo sospettavo. A 100 pagine dalla fine eravamo ancora in mezzo al guado. A meno di un inedito finalissimo col botto (mai visto), la conclusione non aveva materialmente spazio.

Nel frattempo ho capito perché non sono del tutto convinta di quest’opera: non c’è ironia, la maggior parte dei personaggi sono tremendamente musoni e meditano su filosofiche cose deprimenti per tutto il tempo. Ma proprio tutto. Neanche un sorriso per il lettore. Piccolo piccolo. Proprio no.

Così ho deposto il tomo  e, già che potevo sfruttare l’alibi di un po’ di malanni per evitare attività più impegnative e continuare a poltrire sul divano, ho attaccato “Ne parliamo a cena” di Stefania Bertola (TEA editore). Tutt’altro genere, tutt’altra musica. Cinque donne raccontate dalla voce narrante con benevola ironia. Dico solo che l’ho finito in poche ore, esplodendo in non pochi momenti di sghignazzate senza freni. Un po’ di leggerezza ci voleva.

Categorie:Argomenti vari Tag: ,

Le radici di un equivoco

14 Gennaio 2011 2 commenti

Certo non ci pensavo, nell’inverno 2003-2004, alle conseguenze di ciò che stavo facendo nel garage di casa.

Non pensavo che sarei finita, imbarazzatissima, ad accogliere la presidentessa di un’associazione no profit di cui facciamo parte io e Joe in una cucina un cui aleggiava pesantissimo un odore equivoco (anche se, tutto sommato, gradevole) di vin brulé, talmente forte da far pensare al rovesciamento di un’intera botte piena. O peggio, alla presenza nelle viscere della casa di una nutrita compagnia di avvinazzati ubriaconi.

Partiamo dal principio: mio nonno spirò nel marzo 2003. Ne fui profondamente addolorata. Mentre io mi deprimevo, il vino in damigiana che lui non aveva fatto in tempo ad imbottigliare inacidiva quieto in un angolo di un certo suo sgabuzzino. Nel fatidico inverno seguente trovai l’inaspettata eredità e la imbottigliai a sua memoria. Era qualcosa a metà tra un marsala e l’aceto. Il processo andò avanti nelle bottiglie. Io mi ritrovai presto con un bel po’ di bottiglie di aceto. Per usare, poi, quello balsamico, che preferisco. Lo so, è uno spreco ma io sfido chiunque a terminare 50 bottiglie di aceto di vino rosso da 75 ml in un lasso di tempo inferiore ai 150 anni.

Tornando a ieri, mi rivedo in cucina con la vaschetta delle alici in mano mentre medito sul nostro desiderio di marinarle. Viene in aiuto un libro favoloso che si chiama “Il cucchiaio azzurro” (Franconeri, Giunti editore) che mi suggerisce di far bollire circa mezzo litro di aceto e di rovesciarlo poi sul pesce, lasciando galleggiare allegramente alloro e limone. Il libro richiedeva aceto bianco. Io avevo solo il balsamico (una fucilata alla bottiglia). Scendo in cantina, dopo rapida decisione, e metto sul fuoco l’aceto (rosso) del nonno. Che sa ancora di vino robusto e liquoroso: tant’è che ho voluto assaggiarlo per sincerarmi di non aver pescato l’unica bottiglia sana rimasta. La bollitura amplifica l’aroma, che diventa fortissimo, quasi stordente. Rovesciarlo sul pesce e, soprattutto, sulla scorza di limone aggiunge il tono speziato da vin brulé.

Quattro ore dopo, quando ormai la marinatura era scivolata nel lavandino, sturando, immagino, le tubature mentre rotolava verso sud, e le alici venivano salate e teneramente abbracciate dall’extravergine di oliva,  l’odore persisteva pesante. Ed è stato allora che il campanello ha suonato.

Mi consolo pensando che la signora è molto a modo, se anche stava immaginando il peggio non ne ha fatto cenno. Però la visita è stata veramente breve.

E tu vai a spiegarle tutto.

Categorie:Argomenti vari Tag:

I gusti sono gusti

13 Gennaio 2011 2 commenti

Sto leggendo qualcosa che mi hanno prestato. E’ l’ultimo tomo di una trilogia fantasy.

A dire la verità non è un caso che io abbia letto i primi due e che abbia lasciato perdere il terzo. Poi me lo hanno mostrato su un vassoio d’argento ed ho ripreso la lettura per completezza. Non mi piace fare critiche, perciò non dirò cosa sta occupando le mie serate.

Questo scrittore è sicuramente bravo ma…. come ormai vecchia divoratrice di saghe campate in aria, mi è capitato di riconoscere qualche idea venuta dai predecessori dell’autore. Pazienza, può passare: anche per la musica dicono che le note sono 7, l’armonia non cambia e si stanno esaurendo le combinazioni fattibili. Oltertutto c’è la questione dei nomi: nomi di cose e persone che ho ritrovato qui dopo un lungo girovagare per pagine e pagine di vari racconti, magari giusto un filo modificati.

E poi è pieno di politica. E l’alleanza di qui, e la dimostrazione di forza là, e se noi si fa così succede cosà….. Ed io che leggevo il fantasy per fuggire dal mondo reale!