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Archivio Agosto 2010

Burocrazia

29 Agosto 2010 1 commento

Alle elementari la maestra ci spiegava le poesie. Dovevamo anche impararle a memoria, ma la cosa non era fonte di traumi permanenti, come sembra essere attualmente.

Una delle cose che allora mi colpì maggiormente fu la libertà che i vari autori si prendevano con la lingua italiana, l’insegnante la giustificava con la “licenza poetica”.

Io, beata ingenuità, sognavo sul banco chiedendomi dove mai si sarebbe potuta prendere la licenza poetica. Magari in comune, dove lavorava il mio papà: mi immaginavo un funzionario in una delle austere stanze attigue al suo ufficio, che ti presentava con susssiego un foglio con un gran timbro sopra: una Licenza Poetica per giocare con l’italiano senza il segno rosso della maestra!

Si, lo so, ero già balzana da piccola.

A secco

26 Agosto 2010 Nessun commento

Ho da tempo terminato i libri recuperati all’inizio dell’estate al mercatino dell’usato.

Nell’attesa di farci nuovamente un salto (gli autori mi odieranno: forse tornare a casa con circa una decina di volumi dopo aver speso 15 euro circa non aiuta gli scrittori, soprattutto gli emergenti….), ho fatto un acquisto in saldo, si tratta di “Quattrocento” di Susana Fortes. E’ ambientato a Firenze e si svolge su due piani temporali, giorni nostri e la primavera 1478, in cui si consumò la fatidica “congiura dei Pazzi”. E’ storico, ma non mattone,  godibilissimo direi, anzi.

Una volta uscita dalle tenebrose atmosfere del thriller, un po’ anche perché avevo bisogno di tirarmi su il morale, ho preso in mano “Il diario di Bridget Jones” di Helen Fielding. Pensate a Rosamunde Pilcher e poi immaginatevi tutto il contrario. Ma non dico niente di nuovo, dato che penso che il film l’abbiamo visto tutte. Io in particolare con un bigoncio di insalata mista in grembo, posizionata sul divano, dopo aver recuperato quello che non mi era cascato sul pavimento quando sono inciampata pochi secondi prima di accendere il DVD. Ho ancora le pistine oleose delle olive fuggiasche (non taggiasche, erano comunissime nere senza nocciolo) stampate sul pavimento: non è che non pulisco da allora… tuttavia…. volete un consiglio? Quando il piastrellista vi chiede se la rifinitura del cotto la volete lucida o opaca rispondete immeditamente e chiaramente: “Lucida!”. Perchè opaca vuol dire che la rifinitura NON C’E’ e quindi tutto ciò che di oleoso cadrà sul pavimento senza essere ripulito entro 10 secondi lascerà la sua traccia in omnia saecula et saeculorum. Probabilmente tra 3000 anni gli archeologi le scambieranno per decorazioni.

Poi! Carinissimo tra i libri del mercatino, stile Bridget Jones sfigata all’italiana,  “Giulietta Squeenz” di Pulsatilla. Lei ha un complicato rapporto con la madre, si innamora in età preadolescenziale del solito bietolone che non la vede nemmeno e le preferisce la smorfiosissima amichetta d’infanzia, riesce ad incastrarsi in un deleterio matrimonio col cugino di lui, restando impantanata in una di quelle “amicizie” femminili cariche di mefitici miasmi di invidia e gelosia, che ben conosciamo perché ce ne è capitata almeno una volta l’esperienza nella nostra vita, proprio con l’amichetta delle elementari che ha sposato il suo amore. E non finisce qui. Sullo sfondo “il mostro”, ovvero il classico confidente gay, a metà tra il saggio e il sordido. Veramente spassosissimo….. ma finito anche quello.

Penso che mi salverà la biblioteca pubblica.

Anche io, nel mio piccolo….

23 Agosto 2010 Nessun commento

Premetto che gli alluvionati, i minori che scompaiono, le condizioni sanitarie precarie di molte popolazioni mondiali e le guerre in generale sono argomenti di maggiore importanza. Mi scuso se ho dimenticato di elencare qualche orribile piaga nazionale o mondiale o recenti fatti di cronaca che sono molto più deprimenti o scoraggianti. L’ambiente, poi, non ne parliamo….

Nel mio piccolo oggi mi sento depressa. Sono morti i tre gattini di pochi giorni che, dopo qualche peripezia, sono giunti fino alle amorevoli mani di mia madre per un tentativo di sopravvivenza.

Del perché si trovassero nel giardino di una seconda casa non si sa nulla di sicuro, si possono solo fare delle ipotesi: qualche essere spregevole si è sbarazzato della cucciolata della sua gatta prima dello svezzamento, è successo qualcosa di irreparabile alla madre e non è più riuscita a tornare a prenderla, i piccoli avevano qualcosa che non andava, che a noi umani è sfuggito, ma che ha indotto la gatta a non prendersene cura dopo il parto (purtroppo può capitare).

Sono stati giorni faticosi soprattutto per mia madre e mia sorella, che si sono assunte il peso maggiore nella lotta per la loro sopravvivenza. Sabato hanno fatto persino un giro delle cliniche veterinarie perché, primo fra tutti, uno dei neri ci stava lasciando; nessuno più esperto si è potuto occupare né di loro, né del piccolo morente.

A detta di tutti gli addetti ai lavori è come combattere contro i mulini a vento. Qualcuno più cinico si chiederà il perché cimentarsi in questa impresa.

Io penso che la compassione sia una dote umana molto “alta”, ma soprattutto è qualcosa di spontaneo e senza secondi fini. La natura ha già di suo delle leggi perentorie: se i piccoli fossero stati lasciati dov’erano sarebbero morti di fame, di freddo, o sarebbero stati uccisi da un animale più grosso. Sarebbe stato più naturale ma la compassione mi induce a pensare che sia stato meglio vivere un pochino in un posto caldo, con del cibo a disposizione e qualcuno che li coccolasse (facevano delle gran fusa). I gatti sono nostri compagni praticamente da sempre, sono meravigliosi amici per tantissime persone, anche la legislazione ormai li considera più favorevolmente.

Così, a conclusione di questa triste storia, mi rimangio l’appello che avevo fatto nel post precedente. Non c’è più bisogno di una casa per loro, però chi pensava di rispondere sappia che avere dei gatti è un’esperienza unica: se si è disposti a prendersi cura di loro adeguatamente non ci si rinunci.

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Pensieri autunnali

19 Agosto 2010 4 commenti

Sarà che ha piovuto parecchio e la mattina il prato è ancora umido, sarà che la temperatura notturna è già scesa, sarà quel che sarà…. ma io mi sento già addosso l’autunno.

Non è una sensazione spiacevole. Adesso. Sì, perché ora penso alle belle camminate a castagne, al sole tiepido, ai rami carichi di foglie ramate, a fusti di faggio che sembrano argento e mi sembra di sentire un vago odore fungino di humus.

Poi mi ritrovo alle mattine gelide, alle piogge monsoniche,  alle calze pesanti, al maglione che in certi momenti della giornata non basta, tipo quando mi tocca portar fuori la plastica per la differenziata o dar da mangiare ai gatti. E che dire delle sere in cui si esce (già rare) con quell’arietta malefica che ti congela i piedi chiusi nelle scarpine scamosciate col tacco, che non tengono niente caldo ma sono tanto carine e che quindi ci si mette perché con l’abbigliamento non si può sempre fare la madre oberata. E così via.

Il mio inconscio deve aver avvertito il pericolo, altrimenti non mi spiegherei quest’opera nebbiosa: “Aironi e nebbia”.

Aironi e nebbia 18 agosto 2010

Aironi e nebbia 18 agosto 2010

E mentre io mi crogiolo nella falsa certezza che quest’autunno mi piacerà, accade l’inevitabile: sono stati trovati tre gattini di una decina di giorni in un giardino qui vicino. Della madre purtroppo nessuna traccia. Per ora li cresce mia madre con minuscoli biberon, solo che noi tutte siamo al limite estremo dell’accoglienza per i gatti (io 3, madre 3, sorella 6) e quando usciranno dalla loro cesta rivestita di stracci di lana e pile dovremo trovare loro una casa. Approfitto del blog: chiunque nei paraggi di Varese desideri 2 gatti neri e 1 bianco e nero, anche singolarmente, si faccia coraggiosamente avanti e mi contatti con la mail del blog!

Nel frattempo noi si sta col biberon in una mano, un micetto nell’altra e facendo prrrrr con le labbra (non potendo farlo in modo decente con altre parti del corpo) perché non si sentano tanto lontani dalle fusa della mamma vera.

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Superstizione?

15 Agosto 2010 4 commenti

Si dice che le persone superstiziose tentino in realtà di avere il controllo degli imprevisti. Esempio: “Non devo passare sotto alla scala, altrimenti mi succederà qualcosa”, per deduzione logica “Non sono passato sotto alla scala, non mi succederà niente”. Secondo me, di questo passo, si rischia di trasformare il proprio quotidiano in un’accozzaglia di ingombranti rituali.

Rovesciare il sale o l’olio o rompere uno specchio sono già di per sé delle seccature non indifferenti: i granelli necessitano per forza dell’aspirapolvere, l’olio macchia irrimediabilmente diverse superfici, le schegge di vetro sono pericolosissime e insidiose,  anche senza pensare alle future paventate disgrazie.

Alcuni numeri, poi, finiscono per avere una cattiva fama. Abbiamo appena superato un venerdì 13, unione di giorno e numero a detta dei più estermamente infausta. Per me è stato invece un giorno particolarmente bello.

In ordine temporale:

1) ho incontrato una carissima amica che vive lontano con la figlioletta,

2) ho scoperto che, al contrario di quello che temevamo, dato il suo comportamento al mare, nostra figlia ama stare in acqua.

Ho munito Francesca di supercostume impermeabile a prova di pipì e l’ho accompagnata nella vasca più bassa di un parco acquatico, insieme, appunto a V. e a sua figlia C.. La bimba è ancora troppo piccola per socializzare, però l’avere intorno altri bambini con più confidenza le ha permesso di girare per la vasca e scoprire fontanelle e punti dove salgono bolle d’aria con suo grande divertimento. Aiutata da noi grandicelle ha affrontato anche lo scivoletto-cascata più piccolo.

Sorretta dalla mamma e con un bel paio di braccioli si è divertita moltissimo anche nell’attraversare la vasca più profonda sbattendo allegramente i piedini e muovendo le braccia a rana.

E’ stata una giornata felicissima.