100.000 pensieri
Noto con piacere che io e il marito, con questo blog, stiamo per tagliare il traguardo dei centomila contatti.
E’ una bella soddisfazione, soprattutto per me, che sono quella che scrive con maggiore frequenza. Si può dire, in effetti, che io abbia “soffiato” il blog a Joe. Dal giorno in cui ho deciso di mettere le mani sulla tastiera questo spazio internet, prima molto serioso, ha cominciato a virare verso il ridicolo e verso la piccola cronaca. Vero è che ogni tanto, per usare un’espressione a me molto cara, “mi parte l’embolo” e finisco per parlare di cose importanti: ho detto la mia sui referendum acqua e nucleare, sulla discesa in piazza delle donne ed ho appena finito di brontolare sull’immagine delle bimbe nella società moderna.
Confesso di fare raramente post seri primo perché mi piace mantenere un tono leggero almeno sul blog, secondo perché i post seri richiedono un supplemento di documentazione (insomma, per quello sul nucleare avevo disseppellito il mio libro di chimica inorganica per non fare errori con i tempi di dimezzamento) e di riflessione, anche stilistica.
Ci sono delle volte in cui vorrei parlare della tal cosa o dell’altra, e magari ci rimugino anche durante tutta la giornata, penso alle espressioni che userei, alla struttura dello scritto, da dove partire, dove arrivare, poi giungo a sera annichilita, guardo il computer, sfoglio la posta elettronica, butto l’occhio a che succede ai miei contatti di facebook (sono pochi ma buoni) e mi addormento sulla postazione. Il giorno dopo è già, appunto, un altro giorno e i pensieri collettivi delle persone che frequento sono lontani da quello che volevo sviscerare.
Altre volte non scrivo perché quello che ho attorno è troppo amaro per fare commenti.
Ad ogni modo oggi è il Giorno della Memoria, lo volevo comunque ricordare e sistemarlo tra le pagine amare di tutto il genere umano.


